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Le aziende raccontano – MaGyc S.r.l., quando tecnologia e innovazione approcciano i mercati internazionali

Posted by Gabriella Valeri in Blog, Casi di successo, Casi di successo, News

Prosegue con questo articolo la serie di testimonianze delle aziende che hanno usufruito con successo della collaborazione dei soci di Obiettivo50. L’ing Marco Tatti, responsabile di MaGyc, ci racconta della positiva esperienza nel processo di internazionalizzazione della sua azienda supportato da Gianfranco Antonioli, socio e presidente di Obiettivo50, entrato in contatto con Magyc a seguito di un bando di Regione Lombardia a supporto dell’internazionalizzazione delle PMI lombarde. Cominciare a collaborare con una PMI in occasione di un bando, regionale o nazionale, è la modalità con cui molto spesso i nostri soci entrano in relazione con le aziende. Ancor più degno di nota è il fatto che tale contatto non di rado si trasforma da temporaneo e occasionale in un’attività consulenziale, e non solo, di più lunga durata, come nel caso che qui ci presenta l’ing. Tatti.   MaGyc nasce nel 2001, a partire da una lunga esperienza professionale dei suoi fondatori, ricercatori dagli anni ’90 presso il Centro Comune Europeo di Ricerca (JRC) e presso i dipartimenti di ricerca e sviluppo di rinomate aziende multinazionali. Grazie a un significativo bagaglio di conoscenze tecnologiche, accresciuto in partnership con importanti istituti di ricerca europei e le più innovative industrie manifatturiere, MaGyc si propone come un vero “fornitore di soluzioni” per il controllo della qualità e/o per la applicazioni di processi produttivi che ne garantiscano il conseguimento. Dopo un’attenta analisi dei problemi e studio di fattibilità, MaGyc propone soluzioni basate principalmente sull’applicazione innovativa di metodi, tecniche e tecnologie provenienti da settori tecnici molto diversi, per ogni tipo di problema tecnologico di R & D, produzione, controllo di processo e qualità del prodotto. Un invidiabile profilo tecnico, alla ricerca di suggerimenti e sperimentazioni sull’approccio al mercato internazionale. Nel 2012, sfruttando un bando della Regione Lombardia (progetto SPRING) veniamo assistiti da un pacchetto molto interessante di approccio alla internazionalizzazione: un Manager esperto per aiutarci a intraprendere iniziative di proiezione sui mercati esteri ed uno Stagista che collabori per la realizzazione di questo. La collaborazione con l’Ing. Gianfranco Antonioli (Manager) e la neo dottoressa Carmen Marino (Stagista), protrattasi poi oltre le caratteristiche del bando per ben 4 anni, ci ha portato a partecipare a convegni in cui abbiamo presentato le nostre professionalità, a partecipare come visitatori o, in certi casi, come espositori a fiere importanti dal punto di vista tecnologico. I tangibili risultati sono stati di grande importanza per il nostro sviluppo e per una migliore…

Si parla di noi su “Io Donna” e “Trovolavoro” del Corriere della Sera

Posted by Gabriella Valeri in Blog, News, News

Nei giorni scorsi la nostra associazione ha trovato spazio su diverse testate nazionali, grazie all’impegno dei soci sempre attivi nel ricercare occasioni per far conoscere Obiettivo50. Sabato 23 su Io Donna, il magazine femminile del Corriere della Sera in edicola il sabato, una lettera di Antonella Segù, socia e membro Comitato Esecutivo di O50 è stata pubblicata nella rubrica delle lettere alla Direttrice. La lettera di Antonella prendeva spunto da un precedente articolo di Io donna dedicato al tema del lavoro delle donne over 50. La bella lettera di Antonella ha saputo cogliere lo spirito che anima O50 per presentarlo con una particolare sensibilità e attenzione verso il pubblico femminile delle lettrici del magazine, molte delle qualisi saranno potute riconoscere nelle sue parole. Ecco il testo della lettera. Cara Direttrice, ho letto con interesse, sentendomi coinvolta, l’articolo di Paola Centomo “Il piacere di lavorare dopo i 50 anni”, apparso sul n. 8 di IoDonna del 23 febbraio scorso. Ho ritrovato e condiviso le esperienze e gli interrogativi cui una donna si trova a dover far fronte nel momento di transizione che inevitabilmente la maturità, fisica professionale e familiare, porta con sé. Rivedere le nostre motivazioni e rinnovare il nostro modo di guardare al futuro è una preziosa opportunità; difficile a volte trovare solo in noi stesse la forza e la determinazione per farlo. Vuol dire in qualche modo “reinventarsi” anche cogliendo stimoli nuovi e capitalizzando le nostre competenze. Sfide che nel mio caso ho potuto cogliere con fiducia entrando in contatto con l’associazione Obiettivo50 (www.obiettivo50.it). O50 è un network di manager con alle spalle una lunga carriera professionale che grazie a questa rete associativa possono scambiarsi idee, conoscenze, esperienze, opportunità, oltre a fruire di interessanti possibilità di formazione e aggiornamento.  Non è una società di consulenza né si occupa di ricollocare managers ma la varietà delle competenze e naturalmente delle personalità è un riferimento straordinario per chi voglia confrontarsi col proprio futuro trovando un aiuto per valorizzare il potenziale che la nostra nuova maturità sicuramente custodisce. Io sono entrata nel network tre anni fa dopo una carriera aziendale in vari ruoli di responsabilità e mi rendo conto di aver appreso molto, dialogando e lavorando insieme in modi diversi, per “effetto rete”. Qui il citato articolo di Paola Centomo sul lavoro over 50, che nasce dalla ricerca Talenti senza età di Valore D, associazione che supporta le aziende per fare della…

Da dirigente e manager a consulente: quali passi

Posted by Gabriella Valeri in Approfondimenti, Blog, Vita da consulente

Dopo aver analizzato in questo articolo il contesto e aver approfondito le opportunità di reinventarsi una nuova vita professionale, vediamo ora quali i possibili step da intraprendere in questo percorso.  Le linee di azione La domanda che lecitamente ci si pone è: come fare a rendere visibile ed a sfruttare questo vasto patrimonio professionale? A questa domanda l’associazione O50 si adopera da anni per dare risposta. Riuscendoci. Vediamo come. Sostanzialmente si aprono due vie per promuovere le suddette professionalità: quella diretta, presso le stesse aziende, l’altra, attraverso degli intermediari presentatori che condividano la finalità. L’interlocutore può essere l’imprenditore stesso? E’ l’unico in grado di valutare i benefici di un’attività di supporto di alto livello e di decidere se accedervi o meno. Dopo aver sperimentato alcune vie di contatto diretto, si arriva rapidamente alla conclusione che un approccio sistematico “porta a porta” è non solo non praticabile, ma impensabile, per una serie infinita di motivi: la vastità del mondo delle PMI (sia pure limitandolo ad una Provincia o Regione), la difficoltà oggettiva di ottenere ascolto presso l’imprenditore, la naturale e sana diffidenza dell’imprenditore nei confronti di persone non conosciute, considerate alla stregua di “questuanti”. Meglio prendere in considerazione un nuovo fronte, individuando operatori che non solo condividano le finalità sociali dell’associazione di cui il manager fa parte, ma che abbiano un dichiarato interesse a portare benefici al mondo delle PMI, con le quali intrattengono rapporti istituzionali, siano essi di rappresentanza o di natura economica: Pubblica Amministrazione, Istituti di credito, Istituti accademici, Associazioni datoriali e di categoria. Le associazioni imprenditoriali/datoriali sono alla continua ricerca di servizi innovativi da offrire alle aziende associate. Anche qui, pur in un ambito di non facile percorribilità, sono individuabili servizi professionali che coprano varie esigenze (check-up aziendale, internazionalizzazione, ecc.). Le Autorità, locali (Comuni, Province, Regione), e centrali (Ministeri), nonché a livello di Unione Europea, emettono bandi per Progetti Finanziati attraverso i quali tali iniziative si esprimono. Molti istituti accademici, soprattutto in ambito hi-tech, partoriscono ed allevano piccole start- up, costituite da ricercatori d’ingegno e di coraggio. Questi, per estrazione, dopo il momento dell’invenzione, hanno necessità di supporto gestionale e commerciale per garantire lo sviluppo della loro creatura Inoltre, un supporto essenziale alle problematiche del rapporto con le Banche è la semplice presenza di un professionista, in grado di meglio presentare le prospettive di business dell’azienda. E in tutto ciò, la consapevolezza che la stragrande maggioranza delle opportunità nasce…

Il percorso del cinquantenne da dirigente e manager a consulente

Posted by Gabriella Valeri in Approfondimenti, Blog, Vita da consulente

Come reinventarsi consulente, temporary manager o imprenditore In Obiettivo50 questa è la storia di molti soci: un brillante background come dirigente che si mette al servizio di una nuova vita professionale, giocandosi in ruoli nuovi e impensabili fino a pochi anni prima. In questo approfondimento in due parti vediamo, a partire dalla concreta esperienza di molti di noi, come approcciare questo percorso. Nella prima parte analizziamo il contesto e le opportunità, nella seconda parte, nel prossimo articolo, approfondiremo alcune possibili linee operative, ovvero come muoversi nel concreto. Il punto di partenza 1: l’offerta Ben difficilmente un cinquantenne si rialloca come dirigente dipendente all’interno di una grande struttura. Questa persona possiede però un tesoro, costruito con anni ed anni di lavoro sul campo: il bagaglio professionale, l’esperienza. E questo è quello che deve mettere in gioco. Ma dove? E come? Ecco che allora il manager fa di necessità virtù e si “reinventa” in un nuovo ruolo professionale: il consulente, il temporary manager, più raramente l’imprenditore, in alcuni casi nella combinazione dei tre. Il punto di partenza 2: la domanda Se da un lato, le grandi imprese sono in ritirata, dall’altro vi sono aziende che di questo bagaglio di esperienza e professionalità possono usufruire: le PMI, la struttura portante dell’economia italiana. Un’attenta analisi conduce ad individuarne le aree meritevoli di attenzione e di possibile miglioramento, in particolare: –      l’ internazionalizzazione: la necessità e la volontà di uscire dai confini domestici, ma all’estero non si va solo per vendere, spesso anche per produrre o per comprare –      l’ innovazione: l’espansione è raggiungibile solo grazie al valore aggiunto che le aziende mettono nel prodotto e nei processi produttivi. E’ nei servizi, nella proposizione dell’offerta, nella cooperazione con portatori esterni di conoscenza, nella protezione della proprietà intellettuale che si possono trovare ulteriori elementi differenzianti competitivi –      le start-up: l’ICT offre oggi innumerevoli possibilità di avviare nuove iniziative, valide sotto il profilo del valore aggiunto apportato, che necessitano della esperienza di manager qualificati per decollare in termini di sviluppo e ritorno dell’investimento –    la transizione generazionale: il nostro tessuto economico è basato sull’azienda a conduzione famigliare, ma solo il 3 % delle imprese (in Europa) giunge alla terzagenerazione imprenditoriale. L’immissione di forze manageriali permanenti, che possano condurre l’azienda a superare l’indissolubile triangolo azienda – famiglia – proprietà è spesso di vitale importanza. –      La cooperazione attraverso Reti di Impresa: la natura “egocentrica” dell’impresa famigliare è detta…

Le aziende raccontano – TRE ALTAMIRA S.r.l., da start-up a multinazionale del telerilevamento radar satellitare

Posted by Gabriella Valeri in Blog, Casi di successo, Casi di successo

Un socio di Obiettivo50 a fianco di una start-up che da spin off universitario diventa multinazionale: la storia di un caso di successo vissuto “dal di dentro” fin dai suoi inizi. Proseguiamo con questo articolo la serie di testimonianze delle aziende che hanno con successo collaborato con i nostri soci, qui potete leggere il caso di successo precedente. L’azienda di cui parliamo oggi è TRE ALTAMIRA, fondata nel 2000 come start up nell’ambito del Politecnico di Milano con il nome di TRE, Tele Rilevamento Europa s.r.l., leader mondiale nell’elaborazione dei dati radar forniti dai satelliti, utilizzati per misurare spostamenti anche millimetrici del suolo, con applicazioni nell’industria mineraria, petrolifera e delle costruzioni. Oggi è parte del Gruppo CLS, dopo che alla fine del 2015 il capitale è passato in mano alla società francese collegata all’Agenzia Spaziale Nazionale Francese: un investimento che mostra l’interesse per l’azienda e per i suoi prevedibili sviluppi. Dal 2016, TRE ha acquisito la responsabilità di una società spagnola (ALTAMIRA) operante nello stesso settore e a sua volta già rilevata qualche anno fa dall’azienda francese. TRE ALTAMIRA opera in tutti i continenti (sedi in Italia, Spagna e Canada, uffici in Cile, Australia e Francia), fattura oltre 10 milioni di euro, investe il 15% in R&S, ha raggiunto i circa 80 dipendenti e ha sempre generato utili. I fondatori dell’azienda sono entrati in contatto con il socio O50 Fabrizio Resta nel 2005, nel corso di un progetto di valutazione del Politecnico di Milano, realizzato proprio in collaborazione con un gruppo di soci di O50, e relativo alle possibilità di successo di alcune start-up nate come spin off del Politecnico. Superata positivamente la fase di valutazione, l’azienda ha poi preso contatto con Fabrizio Resta che da allora collabora ininterrottamente come consulente con TRE ALTAMIRA. “La mia appartenenza a Obiettivo50”, pone l’accento Resta, “ha giocato un ruolo importante in questa decisione dell’azienda, perché ai loro occhi davo maggiori garanzie rispetto ad altri professionisti, potendo io contare sull’eventuale supporto di colleghi esperti in altri ambiti in cui TRE poteva necessitare di consulenza”. Alessandro Ferretti, tra i fondatori di TRE ed attualmente CEO di TRE ALTAMIRA, giustifica così il successo della collaborazione: “Al di là della componente umana, sempre imprescindibile, e che ha permesso di instaurare rapporti schietti e diretti, abbiamo potuto beneficiare di una consulenza che definirei “flessibile” e “su misura”, difficilmente replicabile da altri operatori. Altro elemento fondamentale è stata la…

Obiettivo50 accetta la sfida della Blockchain e diventa partner del Blockchain Council

Posted by Gabriella Valeri in Blog, Eventi

“Blockchain Challenge: accetta la sfida della blockchain”, questo il titolo dell’evento organizzato lo scorso novembre dall’Associazione Blockchain Council: un’intera giornata dedicata a far conoscere il tema blockchain e a presentare l’associazione  presso il Campus Reti di Busto Arsizio (VA). E si può dire che Obiettivo50 ha già accettato la sfida della Blockchain: dallo scorso mese di ottobre è infatti tra i partner del Blockchain Council, dopo averne compreso le potenzialità e colto l’interesse da parte dei soci, come testimoniato dalla presenza dell’argomento in alcuni dei corsi di formazione del 2018. A cura della socia Gabriella Grazianetti, presentiamo una sintesi degli scenari attuali e potenziali della tecnologia, indicata da molti osservatori come “il futuro del terzo millennio”, presentati nell’evento. Gli interventi si sono focalizzati sullo stato dell’arte degli ambiti di utilizzo della blockchain, vista come tecnologia abilitante il paradigma dell’“Internet of Value”, una rete digitale di scambio di valori “certificati” attraverso algoritmi e sistemi crittografici, con modifiche basate sul consenso e trasferimenti trasparenti e tracciabili. La grande novità della Blockchain sta nell’architettura decentralizzata e nell’assenza di intermediari. Una piattaforma che abilita nuove forme di scambio di pagamenti e di valuta, di beni, informazioni e contratti. Le tecnicalità di base, tipiche nei sistemi ICT (peer-to peer, crittografia, file sharing) sono utilizzate per creare catene di blocchi di dati incrementali autocertificati e non modificabili da un ente centrale. Dal sistema finanziario attuale – inteso come modello “centralizzato” – l’utilizzo delle criptovalute, può trasformare la natura stessa del denaro definendo un nuovo modello “decentralizzato”, open source, trasparente ed universale nel modo in cui si trasferisce e riceve denaro su scala mondiale.   La blockchain può rappresentare un forte elemento di innovazione nel settore alimentare riscrivendone la filiera. L’esperienza del progetto FoodChain, raccontata dal CTO (Fabio Fiori): trasparenza e univocità delle informazioni, unicità e inalterabilità del dato sono alcuni degli aspetti che possono essere tracciati e portati anche al consumatore finale grazie ai codici QR. Nella catena di approvvigionamento si possono includere dati legati alle condizioni di lavoro (contratti dei lavoratori), condizioni di produzione (utilizzo o meno di pesticidi, mangimi controllati, antibiotici, ..)., L’inalterabilità del dato, caratteristica chiave dell’architettura, garantisce il superamento dei problemi legati alle frodi alimentari. Anche in ambito sanitario, la blockchain offre molteplici vantaggi sia lato paziente sia lato medico come la decentralizzazione del sistema, la tracciabilità della visite del paziente, la condivisone dei dati sanitari con i medici e le strutture ospedaliere mantenendo il…